Bollo auto mai pagato: cosa succede?

z634787Il bollo auto – la vecchia “tassa di circolazione” – oggi non è più legato alla circolazione del veicolo, ma è una vera e propria tassa di proprietà. Dunque, tocca pagarlo anche se l’auto se ne sta parcheggiata in garage e non la usiamo mai. Ma cosa succede se non paghiamo mai il bollo?

Se vi siete semplicemente dimenticati di pagare il bollo nei circa 30 giorni successivi alla sua scadenza (non si può infatti pagare prima della scadenza per evitare di correre il rischio di dimenticarsene), basta pagare in aggiunta le sanzioni previste per il ritardo. Si tratta del cosiddetto “ravvedimento operoso”, che si può effettuare entro un anno, dopodiché non si può più usufruire del ravvedimento operoso e scatterà una multa per il ritardo pari al 30% più un interesse dello 0,5% per ogni sei mesi di ritardo.

Chi usufruisce del ravvedimento operoso, invece: se paga entro i primi 14 giorni, deve aggiungere una sanzione – sull’imposta di bollo normalmente dovuta – pari allo 0,1% per ogni giorno di ritardo (pertanto, se ad esempio pagate al 14-esimo giorno avrete una sanzione dell’1,4%); dal 15° al 30° giorno, la sanzione si riduce a 1/10 (pertanto si paga una maggiorazione pari all’1,5%); dal 30° al 90° giorno la sanzione scende al 1,67%; infine, dal 90° giorno a 1 anno la sanzione è pari al 3,75%.

Se non si paga il bollo per ben oltre un anno dalla scadenza, è probabile che la Regione al quale il bollo in questione avrebbe dovuto essere pagato vi invii una richiesta di pagamento con accertamento dell’imposta evasa. Il creditore ha tre anni di tempo per farvi pervenire la cartella esattoriale, altrimenti scatta la prescrizione e non si è più tenuti a pagare l’imposta dovuta. Così, per esempio, qualora il bollo vada pagato a gennaio 2016, l’accertamento deve avvenire entro il 31 dicembre 2019.

Anche se l’importo della tassa evasa è di norma troppo basso perché il fisco possa procedere ad azioni esecutive particolarmente gravose come il pignoramento della casa o la sua ipoteca, il creditore può tuttavia procedere – direttamente o tramite l’ente di riscossione incaricato – al pignoramento del vostro conto corrente, della pensione, dello stipendio (di un decimo per stipendi fino a 2.500 euro); ma più spesso procede al semplice “fermo amministrativo” del mezzo, che dunque non può circolare.



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